giovedì, 20 marzo 2008

NatividadE' di qualche giorno  fa una mail che riporta quanto segue:

Nell'anno 2007, Guillermo Vargas Habacuc, un finto artista, prese un cane di strada (nella foto), lo lego' ad una corda corta ad un muro di una galleria d'arte e lo lascio' morire lentamente di fame e di sete: Durante parecchi giorni, l'autore di questa orribile crudeltà e i visitatori di questa galleria d'arte erano spettatori impassibili all'agonia del povero animale, fino a quando finalmente mori' per inanizione, sicuramente dopo aver passato per un doloroso, assurdo ed incomprensibile calvario. e poi. la prestigiosa Biennale Centroamericana di Arte decise, incomprensibilmente, che la bestialità che aveva appena commesso questo individuo era arte, ed in questo modo tanto incomprensibile Guillermo Vargas Habacuc è stato invitato a ripetere la sua crudele azione in fortuna Biennale in 2008. http://www.petitiononline.com/13031953/petition.html. L'atrocità sarebbe avvenuta durante la mostra Bienal Costarricense de Artes Visuales (Bienarte) 2007, in seguito alla quale Guillermo Habacuc Vargas è stato selezionato per la Bienal Centroamericana. Il link porta al testo di una petizione atta ad ostacolare la partecipazione dell'"artista" all'evento.

Nell'arco della stessa giornata mi arriva una seconda mail con un diverso indirizzo: http://attivissimo.blogspot.com/2007/11/antibufala-cane-lasciato-morire-per.html. Per curiosità e per il ripudio verso atti di questo genere, ci entro e vi ci razzolo un po'. che ci trovo? Procedendo con ordine... Una dichiarazione tratta da un blog secondo la quale il cane, Natividad il suo nome, sarebbe stato catturato fra le baracche di un quartiere di Managua e sarebbe poi morto di inedia il giorno successivo l'inaugurazione della mostra. Pare, inoltre, che il cane fosse già fortemente malato e riufiutasse cibo.

Poche righe più sotto, è riportata l'intervista al direttore della galleria Juanita Bermúd, rilasciata al giornale La Prensa nell'ottobre del 2007, che dichiara che l'animale sia stato in realtà nutrito (in separata sede) e che poi sia scappato. Il cane, secondo la Bermùd, sarebbe rimasto nella mostra per tre giorni, ma la mostra durava tre ore ogni giorno, e soltanto durante quelle tre ore veniva legato e non nutrito. Al di fuori di quest'orario, veniva alimentato regolarmente con cibo per cani fornito da Habacuc stesso. Il cane sarebbe poi scappato.
Dopo di ciò arrivano le parole dell'artista il cui scopo non era quello di causare sofferenze alla povera bestiola, ma quella di attirare l'attenzione sulle condizioni deplorevoli in cui migliaia di randagi si trovano sulle strade della sua città ( e direi anche di tante altre).

Ora, posso trovarmi d'accordo con l'indignazione di chi, con furia, ha lanciato per mezzo mondo questa mail chiedendo "giustizia". Posso trovarmi d'accordo anche con Vargas il quale, giustamente, ha voluto puntare il dito su una condizione reale e disattesa. Ma sono Fortemente convinta della forte ipocrisia che questa storia (vera o falsa che sia) ha fatto venir fuori, per cui molte delle persone che hanno urlato alla vergogna, resisi conto dello scherzetto, si metteranno placidamente ad attendere l'ennesimo scempio per svegliarsi e urlare nuovamente. Ma davvero si pensa che un atto artistico possa far destare gli animi? Davvero il povero Vargas crede che qualcuno domani si ricordi di Natividad e del suo strazio? E con lui tutti i Natividad che siamo abiatuti a vedere sotto le nostre case, i nostri uffici, la nostra indifferenza? Si spera utopicamente che qualcuno, al prossimo passaggio spensierato fra gli scaffali di un supermercato, si ricordi di comprare del cibo per il cane solo sul marciapiede di fronte? Ma che bel mondo quello in cui vogliamo credere. La verità? La verità è che la coscienza è un animale ancor più pietoso e va protetta dgli imprinting che ci annienta il cervello. E allora che si fa? Ci si attiva. Si urla. Si scalcia perchè mai più avvengano cose di questo genere. Ma domani, alla prossima mail approdata sulle nostre caselle di posta con una cazzata qualunque, da un mittente qualunque ad un destinatario qualunque, Natividad non sarà mai esistito.

cantato da: dejaluna alle ore 15:32 | Permalink | commenti
categoria:vergognosa/mente
venerdì, 29 febbraio 2008
Ozon Factory è ricerca, contaminazione, produzione e diffusione di eventi d’arte. Ozon Factory è un progetto di produzione e promozione artistica, un laboratorio permanente che ambisce a diventare punto di riferimento e modello per una nuova dimensione di produzioni di qualità. Nello spazio di Ozon gli artisti interagiscono in una logica di cooperazione che, sfruttando le capacità individuali, amplifica le potenzialità di ciascuno ed allo stesso tempo esalta l'espressione collettiva. Gli autori del progetto collaborano con l’intento di diffondere, promuovere e stimolare una nuova e diversa cultura progettuale che sappia avvalersi delle professionalità individuali dei suoi componenti e della collaborazione di strutture, legate al settore della fotografia, dell’arte, del design, della musica e della scrittura creativa, di cui fanno parte. Facendosi imprenditori delle proprie idee e delle proprie capacità, vogliono così dare vita ad una formula che coniughi visione, tecnologia e creatività, attraverso un percorso interdisciplinare di sensibilità e capacità creativa e produttiva che esprima professionalità sui diversi livelli dell’arte.
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categoria:ozon
mercoledì, 23 gennaio 2008

burqa locandina lamennola

cantato da: dejaluna alle ore 17:34 | Permalink | commenti
categoria:mon maison, in ribalta
giovedì, 17 gennaio 2008

questa, la comunicazione che si spezza crescendo sempre più. a volte torno a spuntare da dietro le mie dita. il silenzio non è assenza.  riesco poco ad avvicinarmi a questo giochino e dall'ultima volta, che ho lasciato mie tracce, ne è passato di tempo. un po', almeno. e intanto continuano ad accadere cose e cose e ancora cose da poter scrivere trattati. talmente tante che punti virgole e dare precedenza sono ghiaia su  spiaggia. succedono cse che ti fanno crescere. cose che ti fanno arrabbiare. altre che ti fanno incazzare. cose ancora cose che ti costringono a correre avantieindietroavantieindietro. questo palcoscenico malefico che mi diverte troppo mi sta logorando la lucidità. che meraviglia svegliarsi al mattino e ricordare a malapena pochi frames soltanto e constatare, con un ghigno di preoccupata soddisfazione, che hai sognato nuovamente una messa in scena. già ideata, vissuta o nuova, del tutto nuova. scoprire che la tua vita sta diventando la tua ossessione e ridere ridere ridere perchè è questo che volevi.  è questo quello che vuoi. e poi continuare a sognare particolari di quelle dannate foto che la pellicola ha sputato indietro. tutto quel candore laccato di malattia, sotto le luci gialle della traversata. partirei ora per tornare a scattare ma saprei anche che non sarebbero le stesse. cosa sta succedendo? succede che qualcosa si muove. e si muove in discesa. chiunque ci sia in basso, la rincorsa diventa implacabile. succede che la mia musica sta imparando finalmente a riconoscersi allo specchio. succede che vibro di piacere in ogni mio atto di camaleonte. diventare, in una reale finzione, sempre altro sempre nuovo e millenario. questa giostra che si chiama teatro. questa giostra che mi chiama in teatro. questo teatro che mi chiama in vita.

cantato da: dejaluna alle ore 16:54 | Permalink | commenti
categoria:mon maison
martedì, 21 agosto 2007
sono tornata da qualche giorno. ho ancora in testa suoni-colori e il senso che accomuna chi ha voglia di ridere e sorridere. e ballare. e suonare. insomma... meravigliosa esperienza. meravigliosa citta, budapest. da vedere e vivere nelle sue mille contraddizioni. la perfezione di luoghi in crescita costante. le insegne luminose di un ventennio fa e oltre. l'est ripulito dal comunismo nocivo, ma che ne conserva ancora l'odore. per chi ancora vaga in queste pagine abbandonate (anche da me, ormai), lascio un piccolo assaggio trasfugato da altri occhi (nell'attesa di sviluppare i miei rullini ungheresi.sulle rive del danubio
cantato da: dejaluna alle ore 15:41 | Permalink | commenti
categoria:resti di passaggi violetti
giovedì, 26 luglio 2007
alla fine si riemerge dai parziali fasti estivi di innumerevoli migrazioni. mi ero soffermata, per un solo istante, sulla tappa romana che mi portò da Lui: voce sempre incatenata alla mia memoria più remota. voce con la quale crebbi, nei viaggi regolari della domenica sera. finalmente visto, riconosciuto, goduto, nel fragore delle attività celebrali accellerate fino allo spasmo. nei frangenti vuoti, mille avventure più o meno inaspettate. mi persi nella nebbia assente dei paesi del nord, ingurgitando suoni suoni suoni e ancora suoni. vivere milano in quello che andava vissuto: la mia voce sputata sulla platea infastidita dalla sua stessa presenza; l'umidità del giorno, terso nelle lingue accellerate e silenziose di transumanze metropolitane; la pioggia inaspettata che deterge l'afa del turista. il turista: che strana creatura. il turista che fluttua sotto i portici affollati da ragazzini in attesa dell'idolo di turno: quello che al prossimo solstizio sarà già stato digerito come una manciata di radicchio. quello che come il radicchio ti ci fa diventare, sulle spiagge colme di corpi perfetti per accettazioni mostruose. quanta musica. tanta. se scorro l'agenda, scovo rituali fortunati nelle dita di esseri sconosciuti. i peasaggi serali che sul mare navigano su corde d'archi perfetti. la danza tribale del mio sangue: mi sento carica. mi sento pronta. ritorno sulle pagine interattive per dare il mio contributo. a me stessa prima. comunicare comunicare comunicare. rodare i motori. riscaldarli sotto il sole. mi sento colma di intuizioni. essere tornata dopo anni a certaldo, poi, mi ha fatto sentire nuova. la strada: le devo tanto come alle sue manifestazioni più o meno estemporanee. le devo molti passi solcati sulle corde a volte mute. le devo la meraviglia per il genere umano. le devo l'abbattimento del disincanto per l'arte. le devo la costanza del volersi logorare nel cercare e ricreare e intentare e simulare e deframmentare. mi chiudo nel forno della mia stanza per dare voce ad immagini mute, per vederle nuotare nel blu infinito della comunicazione non verbale. non servono le parole. non sempre. se presto attenzione, c'è un universo da restare ad ascoltare.
cantato da: dejaluna alle ore 15:22 | Permalink | commenti
categoria:resti di passaggi violetti
sabato, 23 giugno 2007

FENNESZ & MIKE PATTON LIVE @ DISSONANZE 2007

Un Fantastico Delirio l'Esserci Stata

cantato da: dejaluna alle ore 14:08 | Permalink | commenti
categoria:pala meccanica
domenica, 06 maggio 2007

arrivano, a volte, momenti in cui il tempo sembra spietato e, nel contempo, ti cula fra le sue braccia lunghe e robuste, come a volertelo sussurrare dolcemente, nel profondo dello stomaco, che non t'ha ancora abbandonato. arrivano, a volte, momenti in cui credi di non farcela. di non essere in grado. di esserti perso in un gioco che non t'appartiene, anche se, scioccamente, alla tua portata. arrivano a volte giochi troppo grandi in cui perdi la concezone minima del semplice pensiero, e il neurone, orfano di carne, affoga nella perseveranza diabolica dei sensi allo sbaraglio. capita, a volte, di svegliarsi, al mattino seguente, e ricorcare di avere fatto, di aver pensato delle emerite strozate. come sarà domani, del resto...

cantato da: dejaluna alle ore 04:09 | Permalink | commenti (7)
categoria:pala meccanica
sabato, 28 aprile 2007

tornata lentamente ai ritmi notturni: ore di sonno inespresso in nome di vagabondaggi pre-definiti. o semplicemente, pre-auspicati. tornata dal viaggio, con mille parole scritte e trascritte e i segni caustici di dipinti da cantare, ancora racchiusi nelle mani sporche. tornata alla lentezza dell'azione: digerisco il tempo nel perdermi il nulla, nelle mille facce che ormai non s'inquadrano più, ma che ogni giorno, ogni quando, percorrono la stessa strada, sorseggiano dallo stesso bicchiere, blaterano le stesse parole, volteggiano negli stessi spazi. piccoli vortici edificati, stanchi di volteggiare davvero. piccoli spazi disseminati nella bramosia d'evasione. evasione ciclica per mezzo di trans alcolici. non ho ancora trovato il mio luogo: vago su treni fetosi alla ricerca dei colori di cui narro, nel silenzio delle stanze. tornata ora ad osservare questo mare amico, che bagna i fianchi di giocatori maldestri, mi siedo sui miei pensieri e impazzisco ridente in un bivio scosceso, rotolando giù di schiena, graffiando i traumi ancora freschi di cadute in progressione armonica. dodecafonia. cacofonia. incanto. disastro. delirio ... meraviglioso.

cantato da: dejaluna alle ore 19:03 | Permalink | commenti
categoria:pala meccanica
venerdì, 20 aprile 2007

mi assento per un po', poi torno, a correre dietro non si sa cosa. suoni e silenzi. mai abbastanza, questi. da non confondersi con le latitanze. no. quelle non sono la stessa cosa. quelle non fanno testo. parlo, invece, dei silenzi che fai fatica a riconoscere. quelli che fuggono via a tutta velocità nello stesso istante in cui trattieni il fiato, perchè fai già da solo troppo rumore. quelli che raramente ho percepito. quelli di cui si è scritto, disquisito, dipinto, sognato. quello che non ho qui ora, in questo via vai di gente alle mie spalle, nei corridoi affollati di note. tante note. mille note. una viola a sinistra. sulla mia testa, un ensemble di fiati. preparerò una sigaretta, fra un po'. uscirò nel cortile per catturare il calore che, a quest'ora, qui, è appena arrivato. che bizzarra questa città. stamattina il cielo, al risveglio, era giallo. come si fa a svegliarsi bene, con un sole giallo? milano. ci resto sempre meno volentieri. questa volta mi tocca troppo a lungo. ma forse un giorno riuscirò a trovarne un senso. sicuramente c'è, non lo nego. e chissà mai, che non fosse proprio questa volta. anyway... qualcuno sta suonando chopin.

cantato da: dejaluna alle ore 14:05 | Permalink | commenti (1)
categoria:pala meccanica